Il natale quando arriva, arriva; e il Pd quando festeggia, festeggia! Lo scenario è semplice: maglioni improbabili, discorsi profondi, autentici uomini di sinistra sempre dalla parte del popolo e un unico e semplice interrogativo: "quanta tristezza può stare sotto un albero di natale?" Poca? Troppa? La solita! Una domanda a cui nemmeno lo stesso partito democratico è in grado di dare una risposta. Una classica cena natalizia talmente insulsa e da essere ricordata non tanto per i primi o i secondi piatti ma per un susseguirsi di emozioni così poco emotive da non potere nemmeno essere descritte con carta e penna. Tutto quello che rappresenta un partito all'interno di quattro muri, per giunta dipinti proprio male. Insomma l'evoluzione della sinistra italiana, dopo il comunismo e prima dell'oltretomba, almeno fino allo scoccare della mezzanotte. Perché alla fine è la notte di natale e se sono stati tutti più buoni, forse, forse qualche soddisfazione se la possono pure togliere! Prendete un panettone avanzato, mezza bottiglia di moscato, e godetevi l'evoluzione di una cena che parte dagli antipasti fino ad arrivare ai fuochi d'artificio (ovviamente illegali)!
Non ci toglieranno mai la libertààààà! Dalla notte dei tempi, dalla costola di Adamo e dalla nascita dell'uovo ci sono sempre stati individui valorosi, un po' uomini e un po' guerrieri, un po' santi e un po' ribelli che non si sono mai stancati di combattere per ciò in cui credono! Il popolo padano fa parte di questa categoria. Le loro polemiche durano da vent'anni, i loro problemi durano da vent'anni e la loro rabbia dura da vent'anni. C'è solo un problema, un po' di memoria corta e le solite frasi fatte urlate a gran voce verso il fedele popolo celticopadano: Basta meridione, basta Roma ladrona e basta immigrazione scalmanata! Ma ora è arrivato il momento del riscatto della redenzione. Calzare gli scarponi da lavoro, indossare gli elmetti con le corna e inforcare i forconi. Roma è lontana ma non così lontana e il viaggio per la vittoria, da buoni nordici, va fatto di mattina presto, perché l'uomo del nord vuole sì l'indipendenza ma pretende anche di essere a casa per cena! Rimarrete incollati sul divano per il trailer più costoso della storia del cinema. Un progetto che perfino Christopher Nolan avrebbe voluto fare, ma senza Christian Bale, perché non sa il dialetto!
Quel giorno li sembrava proprio Sanremo. La calda e ruvida voce di Saverio Venditti, cugino di quinto grado del più famoso e romano cantautore, faceva nevicare gaudio e liberazione sulle teste di tutto il centrosinistra. L'allora Premier Silvio B. si era infatti dimesso dopo che la crisi europea lo aveva mandato ufficialmente affanculo. Nelle piazze e nelle taverne, nelle scuole e nei sottoscala, giovani e meno giovani intonavano a squarcia gola la canzone che segnava la fine della Impero del B. di Arcore. Il celebre critico musicale Mario Luzzatto Fegiz scrisse ciò: " Il testo e la musica possono ricordare vagamente il motivetto "Notte prima degli esami", ma a differenza di quel pezzo la seducente musica e le malinconiche parole si interrogano sulle paure che devono avere inondato la testa del Sivlio Cesare la sera prima di compiere il proprio suicidio politico". E infine, con spocchia aggiunge: "Un pezzo tosto per gente tosta, quella stessa gente che di fronte ad un ex premier alla tv, non esita a lasciarsi andare in un liberatorio gesto dell'ombrello! Aaah!"
Ci voleva solo la meravigliosa legge bavaglio per riunire i più simpatici e affabili dittatori del mondo in una stanza. Anzi tre stanze ma sembra che i tre siano tutti assieme. Piccola digressione. Anche i vari e meno noti Travaglio, Stella e Mentana hanno speso fiumi di inchiostro e di parole per palesare le loro opinioni (che non interessano a nessuno) contro la mordicchia all'informazione ma il vero simbolo della lotto alla censura preventiva e non è proprio il botta e risposta del trittico più diabolico presente sulla faccia della terra, Gheddafi, Ahmadinejad e Putin! Statisti, uomini indegni, feroci, maleducati, seducenti e sanguinari ma con la capacità di dare il giusto peso alle cose. Va bene comandare, va bene essere i padroni del mondo ma la gente comune (e sottomessa) deve avere la possibilità di sapere come vanno esattamente le cose nel mondo. E i nostri tre amici con la passione del fucile puntato contro il popolo devono avere l'ultima chance di potere riscrivere le loro biografie, così, velocemente, tanto per non essere ricordati solo per i pochi errori di gioventù.
I sottotitoli più sinceri e con il cuore in mano che i vostri amici Gheddi, Ahlmi e Vladi potessero fare. Vi vogliono bene e continuano a lottare con voi!
Un giovane elettore di Milano, indeciso e preoccupato, si reca al seggio elettorale per votare il nuovo sindaco della città. Da una parte Letizia Moratti (PDL), dall'altra l'allora candidato sindaco di sinistra, Giuliano Pisapia (SEL). Due nomi altisonanti divisi da campagne politiche completamente diverse. Quale sarà il contributo del giovane elettore? A chi crederà il ricciolo votante? Un viaggio onirico nella possibile e preoccupante nuova città del rosso Pisapia e dei comunisti. Paure e personaggi improbabili nella Milano fuori da ogni grazia divina propagandata dalle forze della destra. Ce la farà il nostro eroe? Seguirà il cuore o le paure colpiranno il suo inesperto e puro animo di centro?
Un finale musicale che apre la strada ad un possibile e futuro musical!
Un dittatore incazzato! Questo è! La rabbia e il disgusto di uno dei più controversi e sanguinari uomini politici mai esistiti sulla faccia della terra. Il Colonnello si confessa senza filtri e giri di parole abbandonando ben presto i toni pacati dell'inizio per scandire con prepotenza e orgoglio le motivazioni del suo recriminare. L'imponente voce libica svela così i veri motivi della rottura dell'asse Libico/Italico e la fine dell'amicizia con il premier Berlusconi. Le pesanti accuse di tradimento, le passioni culinarie e un coup de théâtre finale danno un'inaspettata visione privata del pericoloso dittatore. La conferenza stampa sotto titolata per cui perfino Aldo Grasso ha speso inchiostro e parole.
Il primo video concepito. Voci e ritmi da villaggio turistico e il peggiore corpo di ballo degli ultimi 150 anni danno vita ad una deliziosa parodia della più nota canzone "Tranne Te" - del rapper Fibra Fabri". Un mix tra "Quella sporca dozzina", "Bastardi senza gloria" e "La Corrida". Voci suadenti e volutamente stonate che mettono in musica l'incandescente momento politico del Premier Berlusconi Silvio e della sua corte. Le coreografie studiate con estrema minuzia, gli effetti sonori e visivi di prima scelta e il montaggio "a occhio e croce" danno alla perfezione il senso di presa per i fondelli tanto caro al collettivo.
La Mara nazionale intervista senza peli sulla lingua l'Osama (Bin Laden) internazionale, dato per morto solo alcune ore prima. Un importante momento di giornalismo televisivo che svela retroscena piccanti sulla situazione sentimentale del ricercato preferito dalle agenzie federali di tutto il mondo. Un susseguirsi di domande indagatrici e opinioni non richieste da un particolare ospite dello studio. Un crescendo di gossip ed emozioni, aggiungono gli autori: "senza la fastidiosa presenza di Alfonso Signorini".
Neorealismo, senza ladri, nè biciclette. Il video racconta con amarezza e ironia il 6 aprile del Premier Berlusconi Silvio, nato ad Arcore, tanto tempo fa. I diari intimi e profondi di un uomo sempre più allo sbaraglio. Le considerazioni e gli sfoghi rabbiosi, i ricordi e buoni propositi per il futuro personale e del paese. Le ultime ore di uno statista che si appresta a incamminarsi lentamente verso l'eterna lotta "Cerco di fregare la giustizia VS Giustizia". Il Tribunale di Milano come spauracchio e una domanda cruciale come degna conclusione.
"In fondo a destra" rappresenta tutto ciò che non può essere fatto sul web. Un video eccessivamente lungo, auto referenziale e provocatorio. Raggiunge picchi di delirio senza senso avvalendosi delle migliori voci stonate presenti quel giorno. Ospita illustri esponenti del piccolo e del grande schermo e percorre l'attualità politica italiana di quei giorni. Il video da inoltre alcune importanti nozioni aritmetiche e definisce finalmente l'espressione: "mettere tutto sullo stesso piano". Gli autori dicono questo: "E' un umile omaggio alla cara satira di destra e verrà capito completamente tra 30 anni, quando finalmente il Bagaglino avrà i riconoscimenti che merita".